Lei volle nascere e ancora in bocciolo già superava quel piccolo muricciolo,

Era la più alta di tutte le rose: “Presto potrò fiorire!”. Alle altre rispose.

Non era coltivata, ma da un antico ceppo era stata generata.

Sognava di offrire forse a qualcuno tanta felicità e tutto il suo profumo.

Giocava con il vento che la faceva ondeggiare, sperando che questo la facesse notare.

In un giorno di sole lo vide passeggiare, lui procedeva lento sembrava sognare, l’amore negli occhi gli si leggeva, un foglio tra le dita e il cuore che batteva.

Sarebbe stato lui che l’avrebbe notata ed al suo grande amore l’avrebbe donata.

Quando la vide restò affascinato, lì sul quel muretto dove si era fermato, con infinita dolcezza le donò una carezza e la colse nel pieno della sua freschezza.

Che felicità provò quella rosa, “Riuscirò finalmente a trasmettere qualcosa, andiamo presto portami da lei, non ho molto tempo son pochi i giorni miei”.

Poche ore dopo finalmente arrivò, tra le braccia di quella donna quella rosa lasciò.

La donna scosse la testa rimase severa, lui le parlava ma lei non rispondeva.

Quegli occhi già umidi si fecero tristi, la rosa gridò:” Non mollare resisti”. rivolgendosi poi a lei la pregò disperata: “Ascolta il rumore che fa il suo cuore, non è regolare non ti accorgi che muore”?

La donna si allontanò pian piano da lui, non volle ascoltarlo per cui, lasciò cadere la rosa e quel biglietto tra l’immondizia di un cassonetto.

La rosa incredula non volle precipitare, si impigliò al suo maglione senza più gridare, ma cadde ugualmente nella polvere dell’asfalto col il sole che bruciava ed un vento vigliacco.

Chissà dov’era quell’uomo gentile, lo cercava, lo chiamava ma non la poteva sentire. Capì quindi che sarebbe finita, tra la polvere di una strada da sola e smarrita. Quanta bellezza perduta in un istante, sognava l’amore di una storia importante, finì dimenticata, sporca e sgualcita e di fango imbrattata. Non parlò più la rosa addolorata che per regalare amore d’inverno era sbocciata.

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