Era un bell’uomo simpatico e fascinoso, le sue attenzioni ultimamente più frequenti, avevano favorito diversi
appuntamenti, dal fare ironico e spigliato la tua attenzione gli avevi regalato.
Serata di lusinghe, tra sguardi e complimenti lui riduce le distanze ma premette, niente sentimenti.
Lui s’atteggia ad intellettuale poi ci prova, un po’ banale, la sua mano forte e audace corre troppo ma a te piace.
Troppe vite avevi già vissuto, accettasti la proposta esplicita e diretta, accettasti con lo sguardo di chi a alle
promesse non dà retta.
Deridi l’amore da troppo tempo, donna speciale, cinica e sensuale, non hai più paura, niente cuore, solo intralcio il
sentimento, basta godere e saper cogliere il momento.
Un’opera d’arte il tuo corpo, che perfezione, fatto di seta di ombre e di passione.
Ma quanto disincanto quando lui fermando le tue carezze che volevano sentire, mostrò l’egoismo di chi avrebbe
preso tutto, e tu lo lasciasti agire.
Forse ora un po’ di dolcezza l’avresti gradita, ma a lui non importava, esperto, pratico, lui continuava.
Aveva fretta, parlò di desiderio, aprì la camicetta faceva sul serio, invadenti le sue mani tra i tuoi seni, senza
dolcezza e senza freni.
Avresti potuto freddarlo in un istante, fermare tutto rimanendo comunque seducente, ma andasti avanti con il tuo
volto elegante e il tuo corpo accondiscendente.
Il messaggio l’avevi ormai lanciato, e lui si chiese quanto di te stessa avrebbe catturato.
Ti prese con ritmica violenza che tu ricambiasti con felina impertinenza, ma non contento sarebbe andato oltre,
forse ora ti saresti fermata ma della coerenza ti saresti poi privata, e allora andasti avanti sempre più cinica
sempre più libera sempre più distante.
Bruciava la pelle in un grido silenzioso di rabbia e desiderio e, mentre lui rubava il tuo ultimo mistero, tu immobile
con gli occhi di ghiaccio raccoglievi dolore e regalavi piacere. Quando finalmente esausto cadde disarmato i tuoi
brividi l’avrebbero cullato.
Poi l’alba posò il primo raggio sul suo corpo freddo, tutto ti sembrò scontato e quel piacere così tanto atteso in un
istante consumato, Il tuo vestito sul tappeto il letto sfatto, la stanza calda pensavi di usare e fosti usata,
l’ennesima delusione di un’inutile serata.
La porta alle tue spalle e i tacchi per le scale, te ne andasti senza svegliarlo prevedibile finale.
Chissà dove erano i sorrisi di chi ti aveva atteso e amato, per tanti anni rispettato, chi coprendo d’amore tutti i tuoi
affanni e tu mai avevi ricambiato negli anni.
Riflesso nei vetri di un taxi il sole pallido di una nuova noiosa giornata.

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