Disorientato vago, in questa notte così buia e innaturale.

Tra il terrore, la polvere e la paura, mi perdo per luoghi sconosciuti, grido senza udire le mie urla.

Sicuramente sarà un sogno, tra pochi istanti sarò altrove.

D’improvviso m’afferra il ricordo di lei, prepotente nostalgia di quegli occhi ormai lontani.

Avverto un terrore oscuro irriconoscibile. Non umano.

Fuggo senza meta, senza guardare, senza voltarmi, tra visi estranei.

Nello stesso tempo sono distante e vicino, guardo in basso e incrocio il mio viso, è spento, inespressivo, impolverato.

Qualcuno si china su di me, chiama il mio nome e poi rassegnato si allontana.

Ma perché non mi vedono, perché non mi sentono.

Il gelo m’avvolge, non è un sogno, non mi sveglierò, non riesco a pensare, sensazioni sconosciute senza logica, tutto è impossibile eppure reale.

L’angoscia mi consegna ad un destino ignoto, in una notte qualsiasi di fine estate s’è conclusa la mia vita tra le macerie di un luogo che non ricordo.

Cosa sono ora, la mia personalità, il mio orgoglio la mie sicurezze in nome delle quali ho svenduto la mia luce più bella.

Cosa mi resta dell’amore dei sogni della dolcezza ai quali non ho mai permesso di prevalere, ora che non ho più nulla. Darei tutta la mia vita per quel sorriso, quella preghiera, quella dolcezza che non potrò più donare ne ricevere.

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