Era di marzo, acerbo il sole timido il suo calore, ridevo con lei della giornata trascorsa la spensieratezza breve di una gioventù rincorsa.
I suoi occhi di colpo si fecero seri, e di tristezza furono messaggeri.
Lo chiamò dandogli del lei. sarà un conoscente pensai.
Forse 60 o 70 anni, un’età tradita da evidenti affanni.
Nei suoi occhi malinconica una dignità d’altri tempi sorriso imbarazzato di chi soffre la strada e gli stenti.
Lui era lì, timido, impacciato, temette di aver disturbato “Buongiorno” ci disse, stringendosi in una giacca fuori stagione, come un bambino che cerca protezione.
Quell’istante inaspettato ci sembro eterno, tormentato.
Leggemmo in quell’anima il dolore dichiarato di chi a quella vita non è ancora abituato.
Forse alle spalle un destino doloroso, una moglie perduta o un amore distrutto, la solitudine di chi resta invisibile e ha perso tutto.
Lei con dolcezza gli disse “Io l’ho cercata! ma lei è sparito e mi ci sono dannata. Vorrei contribuire con quello che posso, donare almeno un sorriso al suo percorso”.
Accettò incredulo quel denaro regalato, con tutta l’emozione di un gesto inaspettato.
Fu la dolcezza più che il valore, a trasferire un emozione e un pizzico d’amore.
E fu quel grazie tremolante più volte sussurrato, a bagnare quegli occhi che lei aveva serrato.
Quegli occhi azzurri che avevo sempre visto felici per una volta luccicarono al sole e ancor di più mi furono amici.
s’allontanò così per la sua strada così dura e ormai familiare, senza voltarsi e senza parlare, portava nel cuore la gioia silenziosa di una dignità riconosciuta e di una sensibilità meravigliosa

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