E fu così che pensò d’averla conquistata e come un’opera d’arte preservata, la custodì geloso, e compiaciuto del prestigio che per quella donna gli venne riconosciuto.
Strinse il suo corpo, che gli doveva appartenere, senza comprendere, senza sapere.
Quale dono immeritato per quell’uomo inadeguato, gran carisma…? Solo nei suoi desideri, pensava di essere, ed era meno dei suoi pensieri.
Sfoggiava sicurezza, vantava personalità, ma era scarsa la sua interiorità, un look studiato a tavolino, niente barba, capelli chiari e un ironico sorrisino. Quanta presunzione camuffata da esperienza, sembrava stabilità e invece era apparenza, e lei, ragazza di ieri, quante vite già indossate e un passato di mille misteri. Volle cedere ad un inganno evidente, ma lei era immensa e lui era niente.
Regale nel portamento, sensuale l’atteggiamento, severa, gentile, ironico il suo stile, ma mai una battuta sulla mediocrità di quel compagno, comportamenti ingombranti che andava assecondando, sorrisi malinconici, silenziosi, verso comportamenti scontati e pretenziosi. Quanta considerazione gli aveva regalato e quante speranze aveva già bruciato.
Ed io… che non capivo, negli anni un po’ di timidezza tante speranze molta tenerezza, il mio amore delicato sottovoce raccontato e con dolcezza rifiutato, ora da questo stolto superato e calpestato.
Con quella passione io mi ci ero invecchiato, in un attimo un sogno era stato bruciato e quell’ultimo grido rimase soffocato.
Per anni m’aveva scoraggiato, demotivato, e poi, con tiepida benevolenza in seguito frequentato. Complicità frenata, spontaneità strozzata, quella naturale tenerezza volutamente sottovalutata, Quasi mi volesse lentamente accompagnare alle soglie di un destino dalle sorti amare.
Tendeva a farmi percepire quanto fossimo diversi nell’età, nella vita e nell’agire,
Ma t’ingannavi amica cara, era un amore antico, misterioso, un eco d’altre vite sfumato e doloroso.
Lei era, decisa e delicata, mi rapì la sua eleganza sussurrata, di questo e d’altro restavo innamorato, ma nel profondo un segreto congelato che i lamenti di un’anima mi avevano confidato.
Troppe armature, a protezione di recondite paure. Ed era sua l’anima che sentivo gridare, prigioniera di un agire umano e razionale.
Anime antiche anime sorelle, attraverso gli universi vagarono tra le stelle, fuori dal tempo oltre ogni realtà l’esistenza meravigliosa in un istante di eternità.
E mentre il tempo le rubava giovinezza, di fascino seduttivo ricoprì la sua bellezza, anche se più tenue, più riservata e con discrezione rivelata.
Non tutti sanno percepire l’amore arcano, quello che non può morire. Tu uomo facile alle tendenze, appassionato di bellezza e d’apparenze, fatti una domanda, chiediti e rispondi, le daresti ancora amore se quei capelli non fossero più biondi. Pensa ancora, se sarai tenace, di darle tenerezza, se di riconoscerti non fosse più capace. Rifletti ancora esci dal tuo sogno, che un giorno della tua spalla potrebbe aver bisogno.
Dove sei ora uomo distratto, bastarono due gambe e un corpo compatto, per deviare la tua attenzione verso un ridicolo misfatto.
Tutto il tuo carisma e i colti atteggiamenti gettati in un tradimento dai contorni avvilenti.
Ma lei con classe riprese il suo cammino, “Meglio sola che con qualcuno vicino”. Non una lacrima né una lamentela, solo malinconia e indifferenza severa, ma non per lui, ennesima meteora bruciata, ma per sé stessa, così bella e del suo tempo derubata.
Gli anni correvano e lei rallentava, più spazio a sé stessa e alle cose che amava, di uomini belli e accattivanti fece pulizia e guardò avanti.
Col desiderio di sempre e l’anima tra le dita continuai a rincorrere il destino e la sua vita, senza mai chiedere senza mai esagerare, la giusta distanza senza disturbare.
Fu forse patetica o mal concepita la mia coerenza d’amore mai ricambiata.
Se ne andò così anche la mia vita, amaro sospiro d’una coscienza rassegnata. Non me ne accorsi, e chiusi gli occhi sui miei trascorsi. Ma un istante dopo la rividi e le fui vicino, brillò una lacrima come un lumicino.
Di fianco a lei la mia presenza invisibile, anche oltre la vita la passione era possibile, niente più corpo ormai solo amore, nel rimpianto d’un bacio mai dato… quanto dolore.
Fu Forse il mio aspetto o del carattere qualche difetto, Non credette alla mia forza e stabilità, qualche pregiudizio sulla differenza d’età, men che mai come un compagno forte abile e presente, rimase nell’ombra il mio carattere ardente, troppo innamorato per contraddirla apertamente. Invece fui un gigante, forte nobile e fedele, mancò il tempo per farglielo sapere, triste destino dalle sorti parallele… Difesi la mia dolcezza protessi la mia sensibilità dal cinismo razionale e dell’aridità, custodii il sorriso di un bambino per farle un dono avanti nel suo cammino.
Invece la vita terminò in un istante, mi lasciai andare e la morte sembrò più accattivante.
Passarono gli anni ed io l’attendo ancora, in un tramonto d’estate o in una fredda aurora. Attendo quel bacio che non fu mai dato, l’attendo senza sapere d’essere stato dimenticato.

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