Ferma dinanzi allo specchio con lo sguardo oltre la sua immagine, osservava i suoi pensieri.

Forse, per quella serata così strana e delicata, avrebbe desiderato una bugia dal suo riflesso, o magari un contrattempo dell’ultimo minuto, ma lui aveva confermato, a breve sarebbe arrivato.

Un filo di trucco su quegli occhi malinconici, un po’ di colore sulle guance troppo chiare.
“Ma cosa sto facendo”. Chiese al suo specchio abbassando lo sguardo e lasciando cadere sul tavolo il suo mascara.

Lo specchio le rispose, “Cosa vuoi che ti dica io ti mostro la realtà. Ti imbarazza la sua giovinezza ? Ma cosa ti aspettavi, la tua è una bellezza sofisticata importante giocata nei dettagli di uno sguardo, nel gesto di una mano, nell’angolo nascosto dove si rifugiano i tuoi occhi, potrebbe non capire.

Forse ti guarderà le gambe quando sedendoti il tuo vestito si accorcerà, o il seno quando chinerai la testa nella tua borsa, ma cosa ti importa, sarà quando inseguirà i tuoi occhi che ti sentirai morire”.

“Non sono le tue rughe a farti paura, è ciò che c’è dietro, non sono le tue mani segnate a turbarti ma ciò che hanno perduto, e nemmeno i tuoi tacchi alti a darti affanno, ma la tanta strada che hanno già percorso.

Nascondi pure le rughette con la crema, e la tristezza sotto il tuo sorriso, ma porta con te tutta la tua vita che, con dolcezza, racconterà della tua vera bellezza, ma non essere ne mamma ne bambina”.

Il telefono suonò, un solo squillo, il tempo era concluso, lo specchio tornò a tacere, la sua borsa! le chiavi… e via per le scale.

Non pensò a nulla, scese come si va incontro al destino e in quella notte d’autunno dolce e temperata, lo vide, distratto dalla sua giacca, era bello nel suo abito elegante e nella sua giovinezza.

Lei si arrestò, per un istante chiuse gli occhi, si ricordò di essere donna, rallentò il passo e distese il suo sguardo.

Quando lui girò la testa e vide il suo sorriso, il tempo perse le sue convenzioni.
Passarono pochi secondi o 100 anni, vento sole pioggia e notte. Lui le prese la mano tra le sue, non per un desueto baciamano, ma per portarla stretta alla sua guancia e mentre la stringeva accese i suoi occhi in quelli di lei.

“Noi siamo oltre”. Le disse, “Noi siamo altro, il tempo gioca le sue carte ma noi vincemmo tanti secoli fa…”

Non era un ragazzo che le stava tenendo la mano, ma quell’anima antica conosciuta da sempre in un tempo senza memoria, forse sorella forse gemella, già uomo padre o marito, Le aveva accarezzato l’anima.

Ora poteva essere donna madre e bambina. Si accorse solo dopo di non avere più materialità.

Il suo corpo freddo ed immobile era rimasto a casa assieme al suo passato.
Ma che importava ora che poteva volare assieme alla sua felicità.

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